ARCHEOLOGIA
Arpino conserva testimonianze della presenza umana a partire dall'età del Bronzo, quando tra il 2500 a.C. ed il 1300 a.C. la popolazione indigena viveva una civiltà troglodita ovvero una fase protostorica priva di strutture urbane ma con gruppi umani stanziali in prossimità di caverne non lontane da sorgenti, stagni, laghi. La grotta Buco Marcello (vedi speleologia), per esempio, che all'epoca affacciava su un probabile specchio d'acqua, ha restituito resti umani, di animali "cucinati" e di focolare. La Grotta delle fate invece è particolarmente importante perché lì avvenne l'integrazione fra gli indigeni trogloditi ed i poco noti Pelasgi, che intorno al XIII a.C. migrarono dalla Grecia micenea, molto più emancipati (a loro forse dobbiamo l'inizio della pastorizia in loco e la coltivazione di olivi). Infatti la caverna con sorgente fu "recintata" con mura poligonali. Tali fortificazioni, dette ciclopiche per la grandezza dei blocchi di pietra impiegati, era già patrimonio architettonico dei Pelasgi che ne innalzarono un circuito di 3,5 chilometri per proteggere i due colli entro i quali nel tempo si svilupparono l'abitato di Arpino e la sua "arx" Civitavecchia. La Grotta delle Fate con quel "recinto" assunse rango di "santuario" (forse anche per le proprietà dell'acqua ivi sorgiva mai però analizzata!) e tale si conservò fino in epoca romana come conferma il ritrovamento di alcuni ex voto in terracotta lì rinvenuti (mani-polsi e caviglie soprattutto). Inoltre sono accertati altri due santuari rupestri preesistenti all' epoca romana, quando iniziò la loro progressiva trasformazione in tempietti e poi chiesette di campagna (San Girolamo e Madonna del Riparo).
Intorno all'VIII a.C. la grande migrazione Etrusca diretta a Sud, che arriverà fino in Campania, attraversa la Ciociaria e cospicui nuclei di Volsci, ovvero etruschi provenienti dalla regione dei monti Vulsini (Lago di Bolsena), fermano fra le ridenti e fertili colline ciociare la loro ricerca di nuovi territori. Con buona probabilità i Volsci si imposero drasticamente e ciò potrebbe spiegare l'assenza di tracce, a parte le mura poligonali, relative ai Pelasgi. Dei Volsci, che probabilmente iniziarono qui l'agricoltura, sono state trovate solo alcune tombe nonché erroneamente loro attribuite le mura poligonali. Nel IV a.C. i Volsi vennero soggiogati dai bellicosi Sanniti che presto divennero alleati dei romani.
In epoca romana Arpino, dal territorio vastissimo, fu Municipium e quindi divenne faro della civiltà romana per tutta la Valle del Liri; inoltre diede i natali ad importantissimi personaggi della storia: Caio Mario grande generale e sette volte Console; M.T. Cicerone, fisosofo, sommo oratore e senatore difensore fino alla morte di Roma repubblicana; il suo schiavo-segretario Tirone, inventore della Stenografia; M. V. Agrippa importante generale ed architetto. Personaggi e condizioni che giovarono numerosi interventi urbanistici: strade, ponti, edifici pubblici (le principali chiese del centro storico sorgono tutte su resti di templi) di cui restano cospicui resti sia nel centro storico che sparsi sul territorio, i più vistosi dei quali sono due tratti della Via Latina, la tomba del dio Saturno (chiamata in dialetto "iocca re l'ova") mitico fondatore della città, la Cloaca Massima, due archi di acquedotto (uno dei quali convogliava l'acqua di una sorgente al ninfeo presso la porta Sud), porte cittadine, la Torre Quadrangolare tardo romana detta "di Cicerone" (vedi Civitavecchia).
Anche del Medioevo-Rinascimento restano numerose vestigia nonostante le radicali distruzioni subite da Arpino sia durante le invasioni barbariche sia durante le guerre feudali. Molte sono le testimonianze architettoniche: il castello di Ladislao, la stupenda doppia Porta Napoli, i torrioni di rinforzo alla preesistente cinta muraria poligonale, una corte privata, il palazzo Boncompagni, la Collegiata Benedettina solo per citarne alcune.
Infine dal 1600 a tutto l'800 Arpino divenne cittadina industriale (lanifici), pertanto ad antiche nobiltà latifondiste si affiancarono moderne aristocrazie imprenditoriali dando vita ad una ricca e florida cittadina che ampio spazio accordava ad artisti ed architetti perché rendessero palese potere e ricchezza delle casate con sfarzosi palazzi e ville di campagna. Fra i tanti illustri qui ricordiamo certamente il più famoso: il pittore Giuseppe Cesari, meglio noto come il Cavalier d'Arpino, principale esponente del Manierismo italiano presso il cui famoso laboratorio in Roma studiò il Caravaggio.
Infine non vanno né sottovalutate né dimenticate le affascinanti testimonianze della tradizione agro-pastorale da sempre presente sul territorio di Arpino: case, stazzi, fontanili, forni, pozzi, stalle, pagliai, aie, terrazzamenti, fornaci e quant'altro la creatività e la praticità dei nostri antenati ha prodotto in ogni settore.